A cura di GianGuido Grassi presso La Città del Teatro Cascina
L’immagine della porta evoca immediatamente l’idea di un confine sia fisico che simbolico.
La Porta rappresenta un confine e, di conseguenza, l’atto di varcare la soglia simboleggia l’ingresso in uno spazio diverso da quello da cui si proviene.
La porta di un luogo di culto marca il confine tra lo spazio profano che si trova all’esterno e quello sacro che si trova all’interno.
La porta simboleggia anche il passaggio finale dalla vita alla morte, fin dall’antichità, infatti, il simbolo della porta viene adottato in ambito funerario proprio a suggerire un contatto ideale tra due realtà altrimenti inesorabilmente divise, il mondo dei vivi e quello dei defunti.
La Porta compare come simbolo legato principalmente alla realtà funeraria già nell’antico Egitto come elemento imprescindibile delle sepolture, inizialmente esclusiva di quelle regali.
Il dio romano Giano Bifronte era preposto alle porte (ianuae), ai passaggi (iani) e ai ponti: ne custodiva l’entrata e l’uscita e portava in mano, come i portinai, gli ianitores, una chiave e un bastone, mentre le due facce vegliavano nelle due direzioni, a custodire entrata e uscita.